Una domenica pomeriggio

Sangalli, Sangalli… sento una voce femminile che mi chiama.

E’ quella di una signora, vecchia villeggiante di Zambla (non si offenda la signora per l’aggettivo, ma indica unicamente l a sua presenza nel luogo di villeggiatura) che con il marito e i nipotini è seduta a un tavolino del Centro Parrocchiale.

I nipotini di Mila, questo il nome della signora che mi chiama, assieme a tanti altri bambini, sono immersi nei giochi dei “gonfiabili” sistemati sul piazzale antistante al Centro.

Mi avvicino e ricevo i complimenti per le mie divagazioni pseudo letterarie che pubblico su Facebook. Mi dice che legge con interesse i miei racconti e si rammarica che i ragazzi del giorno d’oggi ignorino le vecchie tradizioni e non abbiano la fantasia che noi, alla loro età, eravamo costretti a utilizzare per giocare e divertirci.

Il marito dice che stanno leggendo un giallo, di un autore tedesco, ambientato a Milano, zona Piazzale Loreto e dintorni negli anni ’70, e poiché in quella zona hanno vissuto molti anni, si ritrovano nelle descrizioni di quegli anni.

Le prometto di regalarle un libretto “I racconti del nonno”, nel quale ricordo la mia infanzia nel dopoguerra e la vita che gli altri ragazzi della mia età conducevano senza incorrere nelle limitazioni e nei pericoli che oggi sono costretti a subire in nome della “salvezza della specie”.

Si avvicina anche Gabriella, mia moglie, e le “nonne” iniziano una disquisizione sui rispettivi nipoti e sui loro comportamenti scolastici. Nonne che conservano il buon senso dei vecchi tempi e si fidano delle esperienze vissute.

Con la promessa di ritrovarci Gabriella e il sottoscritto, continuiamo la passeggiata lungo la via principale della frazione.

Dopo esserci soffermati con altri amici e conoscenti, in maggioranza nonni e nonne con nipotini al seguito, e aver scambiato convenevoli e le notizie della giornata, incontriamo Valerio che c’invita a visitare la sua stalla e i tre cavalli che li ospita.


Sopra la stalla, Valerio, ha ricavato un locale accogliente, rivestito con perlinatura di legno e con le indispensabili comodità per ricevere gli amici- Preferiamo sederci all’aperto mentre i cavalli si avvicinano alla staccionata chiedendo con sbuffi e soffiate e con gesti del capo molto eloquenti, lo zuccherino di cui sono golosi.
 
Davanti ad bicchiere di acqua fresca e dissetante (Gabriella preferisce il the), parliamo della Conca e della fatica che un amministratore pubblico deve mettere in conto per mantenere, e possibilmente migliorare, la vita della comunità tra limitazioni finanziarie e personalismi tipici della gente di montagna.

Quanta differenza esiste con il contenuto della novella del Verga titolata “La roba”? Diversa la latitudine ma la psicologia umana è la stessa.

Valerio ci fa notare un bellissimo cespuglio di “piretro” fiorito. Una macchia bianca che i cavalli si guardano bene da toccare. A Gabriella quel nome ricorda una poesia del Carducci, (deformazione professionale), ma è solo un parziale accostamento di termini. (Il termine contenuto nella poesia “Piemonte” del Carducci era “piropo”).
Nell’orto, sotto la stalla, sono maturati gli zucchini e Valerio ce ne offre alcuni con la gioia di Gabriella: domani zucchine trifolate e fiori di zucchino in pastella.

I rintocchi delle campane ci avvertono che sono le diciannove e che gli ospiti, come il pesce, dopo un certo tempo, iniziano a puzzare. E’ tempo di rientrare e preparare la cena e lasciare a Valerio il compito di dare la biada ai suoi impazienti e curiosi cavalli che dall’altra parte della staccionata continuavano a osservarci tra il nervoso scalpitio e gli sbuffi impazienti. Anche per loro è giunta l’ora di cena.

Una leggera brezza ci accompagna mentre facciamo il sentiero a ritroso per tornare a casa.

Una domenica pomeriggio tra amici.



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